COMUNE DI
PONTE BUGGIANESE
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NEL TRIGESIMO DELL'ECCIDIO PERPETRATO DAI
TEDESCHI IN LOCALITÀ
"PRATOGRANDE,, E
"CAPANNONE,,,
23 SETTEMBRE 1944
Ill.mo Sig. Sindaco,
Il sottoscritto, Segretario del
Comune nonché ufficiale
del R° Esercito, che non ha giurato al governo repubblicano, che per
possibili i patrioti, in possesso delle
relazioni che qui acclude, ritiene suo
dovere, per sentito spirito di vera italianità, sottoporre alla S. V.
Ill.ma per quei provvedimenti
che riterrà del caso, alcuni dei più salienti fatti che si sono svolti
in questo territorio e che, a giudizio dello scrivente, sono ritenuti eccedenti
ad azioni belliche, non provocali dalla popolazione, ma che, rivestono tutta la
gravità di vili, crudeli misfatti che non hanno nessuna giustificazione per chi
cinicamente li ha commessi, lieto
della morie, delle sofferenze,
delle stragi, dei saccheggiamenti, degli incendi e delle devastazioni che si è
glorialo di infliggere per spirito di atavico vandalismo e di malvagia
brutalità, a tutte le popolazioni inermi siano esse civili e rurali di
questo Comune che supinamente le hanno
dovute subire per la continua minaccia armata.
Queste popolazioni,
annientate nel loro valori materiali e morali, nei loro intimi sentimenti
familiari, defraudate del necessario alla vita, nutrono fiducia che
in questo momento di. riscossa
nazionale, Lei, Signor Sindaco, quale rappresentante del Comitato
di Liberazione Nazionale di questa località, vorrà contribuire efficacemente
onde lo stato miserrimo, in cui oggi versa tutto il popolo italiano,
possa quanto prima avere la certezza di una equa riparazione e
ritornare alle opere proficue di ricostruzione con tranquillità e piena
fiducia.
Sono i padri, le
madri, le spose, le sorelle ed i teneri bimbi, orbati delle persone loro più
care, che dalla S. V. Ill.ma invocano giustizia e punizione,
il Segretario del Comune
f.to Rag.
FABENI FERMANDO
Ponte Buggianese, li 18
Settembre 1944.
Ai Morti del
Pratogrande, del Capannone, di tutti i luoghi nostri ancor rossi di strage; ai
feriti che sperimentarono nelle carni l'ira bieca del tedesco; ai parenti
che sopravvissero e soffrirono nella perdita dei loro cari un dolore assai più
amaro della, morte stessa ;
a tutta la nostra
gente sana ed onesta:
contadini, artigiani, operai che hanno ancora nell'animo il brivido di
orrore per i giorni del servaggio odioso, siano dedicate queste brevi
memorie di una crudeltà senza nome.
Possano esse ricordare
e documentare nei secoli come l' oppressione e la tirannide mai si
discompagnano dal delitto e dall' ignominia ; come chi di tale
tirannide si fece
alleato, ha sul
volto il segno di Caino che versò sangue fraterno; come chi ne divenne
soldato, si trasformò fatalmente in abbietto assassino e fatalmente si macchiò
delle colpe più atroci contro le quali
si alsano, vendicatrici, la condanna sicura di Dio e la maledizione,
Prof. A. BENEDETTI
Sindaco
di Ponte Buggianese
Ponte Buggianese 23
Settembre 1944.
CONVENTO DI COLLEVITI - PESCIA (PISTOIA)
23 Settembre 1944
Con animo sereno,
alieno da ogni risentimento e improntato a
verità, redico oggi,
nel trigesimo dell'eccidio perpetrato dai tedeschi nel
Comune di Ponte
Buggianese, una relazione
che forse servirà un giorno a
dire un giudizio sulla nobiltà d' animo
dei soldati del 3° Reich e sull'abnegazione di alcuni, che guidati
da sentimento di pietà o di solidarietà umana, seppero correre a portare
alle vittime il loro possibile aiuto.
Sono le dodici e
trenta circa del 23 agosto del '44 quando mio fratello Giovanni, mutilato dal
braccio sinistro per la resistenza opposta dai tedeschi il 9 settembre
1943, mi avvisa
che lo zio Magrini
Guido e forse
amene il nonno
sono stati uccisi dai tedeschi, che dal mattino
seminano di lutti le zone del Pratogrande e del Capannone.
Non ho un momento di
esitazione e lascio il mio Convento col proposito di recarmi sul posto, ove
ancora è in
furia l'ira tedesca.
Giunto poco sotto l'
Anchione incontro il Commissario Prefettizio Dr. Giovanni Arrigoni, che in
momenti tanto tristi regge
con vera nobiltà d' animo e sensi di amor patrio le sorti del mio comune
di nascita. Mi invita a seguirlo. Lui viene dal Pratogrande. Ha visto le
vittime. Di alcune ha annotato il nome. Tra esse, mi conferma, si trova il mio
povero zio, il fratello del babbo. Di altri parenti, che ancora mancano
all'appello, non sa dirmi
nulla. E' abbattuto dal dolore e
sfinito dalla stanchezza. Mi confida che è ancora digiuno e appena può reggersi
in piedi.
Ci rechiamo al
Capannone nella strada che porta
al padule: dietro la casa dei miei
nonni scorgo due vittime. Voglio
recarmi sul posto, ma mi distoglie l' urlio dei soldati tedeschi, che scorgo
non molto distanti sulla via che mena al Piaggione. Il Commissario mi invita a ritirarmi presso il
Curato Don Quinto Talini. Ci affacciamo sulla piazza nel momento stesso
in cui vi fa irruzione la compagnia
tedesca. Sono belve assetate di sangue :
alcuni cercano ansiosi la preda
umana nelle case lasciate spalancate ;
altri si dirigono verso di
noi con propositi truci.
È un momento decisivo. Misuro
allora la portata del pericolo. La
morte è sospesa sul nostro capo. Ci annunziamo subito, a distanza,
col frasario tedesco. Ci permettono di avvicinarsi, ci
guardano le carte. Siamo in regola e ci lasciano andare. Il commissario tenta far comprendere loro
che in quella zona non sono partigiani ma buoni e pacifici lavoratori.
La risposta è
secca e non ammette repliche ; "Qui tutti partigiani ! „
Ci avviamo col cuore
sospeso verso il Ponte lasciando alle nostre spalle i tedeschi, col proposito di ottenere un
lasciapassare dal Comando tedesco. Ci
fermiamo però presso mio zio, Poggetti Orlando, dal quale si era rifugiata
parte della famiglia del mio povero
zio. Che dire loro? Quali notizie?
Tutti o quasi tutti piangono, mentre un tedesco, forse inconscio
di tanta rovina che grava su quei
piccoli che mi chiedono insistenti notizie
del nonno e del babbo, mi sembra che sia
tranquillo e ride. Fuggo
amareggiato al Pratogrande, so che per la
medesima strada mi
precedono il Rev.do Signor Proposto, Don Giulio
Tognarelli, il Dottor Baldi Amerigo ed il Segretario del Comune Rag. Fabeni
Emilio Fernando.
(Occorre qui
ricordare che il comando tedesco del presidio di Ponte Buggianese, già
interpellato dal Segretario del Comune e dal Dr. Baldi per la sepoltura
dei morti e per l'assistenza ai feriti,
aveva rifiutato la
inumazione al Cimitero
e concesso, di bontà sua! La
medicazione ai feriti.
Successivamente nuove
insistenze furono fatte presso il
Maresciallo tedesco Alfonso Pitroch, per ottenere che il Dr, Baldi ed
il Segretario Comunale si recassero a fare la
constatazione dei morti ed
il riconoscimento delle
vittime, e che il Rev.mo Don
Giulio Tognarelli potesse recarsi a dare l'assoluzione alle salme.
Nella discussione che ne seguì il Maresciallo Pitroch ebbe a dire al Segretario
Comunale che mentre
nulla ostava ai
comando tedesco affinché i
suddetti si recassero nella zona,
non riteneva, conforme alle
leggi internazionali, necessaria l’assoluzione delle salme, essendo tali morti
considerati da loro
tedeschi " come banditi ! „.
Avendo il Segretario
insistito che la estrema assistenza religiosa veniva concessa anche agli
assassini, il Pitroch si strinse nelle
spalle a significare che non dava
il permesso al
Sacerdote ma tollerava la sua presenza nella zona dell' eccidio).
So che mio zio è
stato ucciso e che mia nonna è salva.
Ancora di tre dei miei parenti non abbiamo notizie. Questo ci
preoccupa perché sono circa le quattordici.
Tale preoccupazione
si traduce per me, in pochi
secondi in triste realtà.
Eccoli, nella fossa,
mio cugino Domenico, di Guido, padre di tre figli. Scendo di bicicletta, mi
accosto; Non e' è più speranza ! Lo guardo; porta numerose ferite sul petto,
all' altezza delle spalle ha la mano e
l'avambraccio sinistro sciupati e su di esso comprime con la mano destra un
fazzoletto. Mi è stato detto poi che l'
avevano sentito invocare
la moglie e
i figli, implorare
aiuto.
Procedo col cuore in
gola e alla distanza di pochi metri, per la strada trasversale, trovo mio
zio Guido. La pietà di
alcuni lo aveva tolto di mezzo
alla strada e accomodato il meglio possibile all'ombra.
Porta una ferita al
collo. Mi è stato riferito che dopo averlo lasciato andare lo hanno colpito a
tradimento.
Pochi passi ancora e a
una ventina di metri dalla strada scorgo
due morti. Voglio vedere : sono padre e figlio. L' uno trucidato accanto all'altro. Il padre di 43 anni, il
figlio di 18. Sono mio cugino Magrini Giuseppe di Luigi e suo
figlio Ivo. Il dolore mi toglie le lacrime.
Compongo meglio che
posso le salme e col Commissario procediamo per il podere Pratogrande. La
troviamo il Sig Proposto, il Dottore,
ed il Segretario Comunale. Sono afflitti. In casa ci sono dieci morii, compresi
un bambino di 9 anni e uno di 13. Tutti
sono stati messi al muro e falciati
dalla mitraglia Hanno scampato la morie due signorine che
ferite cadono a terra svenute.
Facciamo un breve
consiglio e decidiamo: il Sig. Proposto col
Dottore si recano, dopo aver visitate e benedette le salme dei
capifamiglia Cecchi, Cappelli, Bendinelli,
nella zona del
Capannone mentre il Commissario, il Segretario ed io, rimaniamo per dare
sepoltura alle vittime. Per divieto del comando tedesco non si possono portare
al Cimitero ed è necessario toglierle dalle intemperie e dalle strade.
Decidiamo : Faremo un piccolo Cimitero
nel campo del mio povero zio. Sono pochi uomini che lavorano e parenti stretti degli uccisi. Sono
presenti sfidando l'ira tedesca, che ancora la sentiamo imperversare vicina,
con frequenti scariche di mitraglia, spinti e sorretti dalla pietà verso i loro
morti. Sono quattro uomini. Il Segretario rimane con noi quasi scudo e
difesa di un pericolo che da un
momento all'altro può
farsi presente.
Si inizia un lavoro
sotto un sole che brucia e spossa
le membra già stanche, anche per l'oppressione
spirituale in cui ci troviamo.
La fossa è ultimata e si
inizia il trasporto mesto, spoglio di pompa e di onori, credo ancor più che al
fronte, in prima linea. Io, Sacerdote, benedico le salme, che poi
avvolgiamo in un lenzuolo e
adagiamo sopra un carretto e un po’
di paglia. La solitudine che
ci circonda rende ancor più triste la cerimonia.
Così le vittime
vengono ad una ad una trasportate al sollecitamente apprestato Cimitero
di guerra. È un pianto intorno a noi e nel profondo del nostro animo. Sono tutte persone che conoscevo
fin da bambino, persone pacifiche, lavoratrici assidue, che davano pane alla loro famiglia, quelle che in quella sera vennero trasportate al
piccolo, umile cimitero e alle
quali la barbarie ha tolto, non so perché, la vita. Si odono
grida disperate. Ci
guardiamo intorno; la
in un fosso, poco lontano da
noi, una donna ha trovalo il fido ed amato compagno della sua vita. È Ettore
Quiriconi. Il Segretario ne prende i
dati, poi ne trasportiamo le spoglie mortali, lacerate forse da fucile
mitragliatore, alla sepoltura comune, due uomini giungono portando, per il momento, al braccio le insegne della
Croce Rossa. La loro venuta è
veramente provvidenziale. Ci sono da
trasportare al piccolo Cimitero i miei morti e gli uomini mancano. Due
miei cugini che fino a quell'ora si sono prodigati in quel lavoro, Settimo,
fratello del fu Giuseppe e suo nipote Bruno Magrini, non hanno la forza di
avvicinarsi alle salme dei nostri cari e
si ritirano. Il
loro animo è
scosso al pari
del mio. C'è
il Segretario che si presta..
Nella mia qualità di Sacerdote ho la
forza di benedire le salme dei
miei cari e di accompagnarle alla
sepoltura. L'ora si fa tarda e la paura di un ritorno dei
tedeschi alle nostre menti più minacciosa.
Rimangono i morti del podere Pratogrande che saranno rimossi l'indomani
mattina, presente ancora il
Segretario e il
Commissario, veramente ammirevoli in questi giorni
tristi.
Presso mio padre
trovo i tre orfani di Magrini Domenico. Sanno già
della loro triste rovina. Dalla bocca
della maggiore, Cesarina, vengo a sapere che
tutta la famiglia del mio povero
zio era stata già messa al muro e che solo le loro grida disperate e alcune cartoline inviate dalla prigionia in
Germania da mio cugino Gino li salvano. Quale misfatto avevano commesso ? È una
domanda a cui ancora non sono stato capace di rispondere. Al mattino seguente,
mi si dice che correva voce che i tedeschi cercavano espressamente la famiglia
Magrini della Fattoria Gerini e i
contadini del Settepassi del podere Pratogrande.
Come al Pratogrande
anche al Capannone le vittime sono state composte religiosamente nei piccoli e
improvvisati Cimiteri.
Ma il nostro animo non
si da pace e cerchiamo tutte le vie per poterli associare al Cimitero Comunale.
Il venerdì il comando tedesco lascia il nostro paese : Fino a quel momento
il permesso non era stato concesso.
Approfittiamo della sua partenza e d' accordo col Commissario e il Segretario
sollecito l' allestimento delle casse. Per loro benigna concessione il
martedì si può procedere all'
esumazione.
Sono presenti poche
persone. I miei morti li trasportiamo a casa.
La sera, con la solennità permessa dalle circostanze, è fatto il trasporto delle vittime
a mezzo di
un autocarro che
il Comune di Pescia ha messo a nostra disposizione. Il
trasporto è fatto senza il
concorso della gente,
per non eccitare
la suscettibilità tedesca ed evitare possibili incursioni
aeree. Ma gli angloamericani sono forse già informati del trasporto di queste
Vittime della barbarie nazista e
fascista : nel cielo otto
apparecchi volteggiano, forse portando il loro estremo saluto ai
cari che ora riposano nella pace del Cimitero!
F.to Padre Primo (P. Egidio) Magrini
Sacerdote
Francescano
Visto
IL SINDACO
(Prof. Dot. A.
Benedetti)
UNO DEI TANTI EPISODI DELLE BARBARIE
TEDESCHE
LA TRAGEDIA DI PRATOGRANDE
Nei casolari posti ai
margini del vasto padule che da Fucecchio si estende fino a pochi chilometri
da Montecatini e che da Fucecchio stesso prende nome, allevano trovato
asilo moltissime famiglie di sfollali dalle città tormentate dalla guerra,
assillate dalla fame e perseguitate dalle, “retate,, tedesche. Questa vasta
zona offriva un senso di maggiore sicurezza
delle altre dato
che era generale opinione che un
esercito moderno, motorizzato, preferisse
percorrere nella sua avanzata le strade che dritte e sicure portano da
sud a nord, anziché ingolfarsi e
impantanarsi nella melma e nelle canne di un padule.
Sul margine ovest del
padule, quasi di faccia a Monsummano si
erge una grossa costruzione ; l' essiccatoio di tabacco del
podere detto " Pratogrande „ di proprietà Settepassi. In alcune stanze della casa colonica, dello stesso essiccatoio,
avevano trovato rifugio tre famiglie di
sfollati: il figlio del proprietario stesso Aldo Settepassi di Firenze con la
figlia unica Sandra di anni 17 ed un
loro amicoil Signor Guido
Malfatti di Massa
Marittima (Grosseto) con
la moglie Emilia Pollastrini, i figli Leonardo, Domenico, Elena,
Marcella, Evandro e Inghilesco,
questi ultimi rispettivamente di 13 e di
9 anni; l'operaia Umberto
Guiducci con la moglie Lina
Barzali la cognata Giulia
Barsali e i figli Gianfranco
e Maria Grazia rispettivamente di 20 e 17 anni. In più, vi erano rimaste le due famiglie
coloniche addette al fondo, Pagni e Bartolini
La vita
trascorreva abbastanza tranquilla, in rassegnata ma fiduciosa attesa degli
eventi la cui imminenza si sentiva nell’aria.
Ed ecco, improvvisa
come la folgore, abbattersi la tragedia.
La mano tedesca,
ancora grondante del sangue di altri innocenti doveva abbattersi rapida, inumana
su questo asilo di pace.
Siamo al 21 agosto
1044: un tedesco è ferito da colpi di fucile
mentre percorre, su
un autoblinda, una strada
a margine del padule. Altri, giorni prima, sono stati
fatti segni ad alcuni colpi. Partigiani che tirano nascosti nei canneti ?
Forse.
La rappresaglia,
cieca e crudele, non si fa attendere. La mattina del 23 agosto, alle sei gli
sfollati vengono destati dalla contadina Lina Bartolini : " fuggite „ essa
grida " arrivano i tedeschi per prendere uomini „ In distanza si ode un
confuso rumore di motore e le urla di alcuni comandi. Non c’è un minuto da
perdere. Già altre volte la scena, si era ripetuta, sempre però senza
conseguenze. Anche questa volta quindi gli uomini pensano di scappare verso il
padule. Le donne, fino ad allora sempre
rispettate, restano a casa.
Gli sfollati escono silenziosi, carponi,
da una botola che da sul dietro
dell'essiccatoio; appena fuori le prime scariche di mitragliatrici li cercano a
caso, a raffiche, fra le canne. La, gravità del momento è subito intuita. Non
si cercano uomini da portare al lavoro,
si fa un’azione di guerra contro i
partigiani. Unica via di salvezza sarebbe rompere il cerchio
che si va sempre più stringendo attorno al padule, ma è impossibile. Internarsi
si deve, verso il centro, difesi dalla natura stessa del terreno melmoso e
dalla vastità dei canneti. Il gruppo
del fuggitivi si va sempre più assottigliando, cercando ognuno rifugi diversi.
II
contadino Guido Pagni,
nel tentativo di
tornare verso casa, reso sicuro dalla propria età,
sessant’anni, è ucciso; verrà trovato la sera su un' argine.
Gli spari aumentano:
ad un tratto si sentono delle grida di donne, di bambini, “Mamma”, mamma „
! Ognuno crede di riconoscere una voce
cara, un appello disperato. Che fare? tornare indietro.E' la morte sicura.
"Forse staranno allontanando le donne dalla zona „ si pensa "o si da
foco all’ essiccatoio”. Col cuore
stretto dall'angoscia, la marcia continua; i piedi scalzi, vengono lacerati
dalle cannelle e nelle piccole ferite entra l'acqua melmosa, infetta. La
mitraglia non cessa un momento e i
proiettili passano a
pochi centimetri dalle
teste. A un
tratto una granata poi un'altra,
esplodono sul canneto.
I tedeschi hanno
voltato i pezzi di artiglieria schierati di fronte agli americani e scaricano la loro barbara rabbia a colpi di
cannone. Il contadino Alberto
Parenti che si trovava
a pochi passi
da Aldo Settepassi è maciullato da una granata. Il Settepassi
si salva buttandosi sott’acqua in un canale.
Tutto intorno al padule il fuoco continua ininterrotto: le ore passano
lente, tragiche, nell'attesa della
morte immediata e
nell’attesa della sorte di chi è rimasto all’essiccatoio. Il
sole picchia, asfissiante sulle teste e
la sete comincia a tormentare.
Sono le due del
pomeriggio. Un poco alla volta i tiri diminuiscono di intensità, riprendono,
cessano del tutto. Che i tedeschi siano andati via? Il pensiero dei propri cari spinge ad uscire da quell’inferno
e tornare alle case. Aldo Settepassi e il colono Natale Bartolini arrivano, per
primi, strisciando, a cinquanta metri dall’essiccatoio. Tutto è silenzio Una contadina sola, quasi impietrita è
sull’uscio "Cosa è successo,,? Le si grida. La sua
voce rota dall’angoscia risuona sinistra in mezzo a quel silenzio ;
"Sono tutti morti,, !
_________________
Cosa è successo a
Pratogrande?
Mentre gli uomini
fuggono verso il padule, le prime pattuglie tedesche, formate da
uomini espressamente chiamati
dal fronte dell’Arno, arrivano ai
poderi. Diversi di
essi, radunati sull'aia dell’essiccatoio gridano alle
persone che erano rimaste in casa : “Uscite!,, Tutti
obbediscono, sfollati e contadini coi
bambini per mano. Un ufficiale ordina
loro di allinearsi contro il muro; chi non è rapido nel farlo vi viene spinto
violentemente.
Sono undici donne.
Undici donne inermi dal 45 ai 13 anni appena svegliate dal sonno. Nulla sanno
di partigiani, di guerra, di politica.
La loro vita è la famiglia, il
lavoro casalingo, l' amore per i propri cari. Insieme a loro sono due bimbi di tredici e di nove anni.
Undici inermi, due
bambini e un ragazzo di venti anni che lavora per la Todt.
La raffica parte
ugualmente, micidiale, contro il gruppo Tutti
cadono, in massa, sull'aia. Ma non
tutti sono morti: la signora Emilia Malfatti, che si trova accanto a suo figlio Inghilesco, di nove anni, e Evandro di tredici anni,
crivellati da colpi, raccoglie le ultime energie e grida: "Assassini,
assassini,,! Una nuova raffica,
bestiale, la finisce.
Ci si accanisce sui
caduti, fino all'ultimo. Elena e Marcella Malfatti,
ferite, si fingono
morte e solo così potranno
salvarsi. Unica illesa è la Maria Grazia Guiducci, di 17 anni. "Ho pensato alla Madonna,, racconta
dopo "e non sono stata colpita „. Sandra
Settepassi di anni 17 è caduta
immediatamente, fulminata da 17
proiettili sul petto. La contadina Lina Bartolini muore dopo due ore di
cosciente agonia, dissanguata. Gli altri tolto una bimba che
riesce a fuggire benché fatta segno a
colpi di fuoco, e una donna gravemente ferita all'addome, sono tutti morti,,.
_______________
Alla casa
colonica vicina i soldati
tedeschi, eroi di
tanta gloria, bevono e mangiano frutta, sghignazzano. Ai primi che osano
avvicinarsi per prestare soccorso ai feriti " oggi gran
festa " gridano, " gran festa
„ !
__________________
Quanto descritto è la
pura verità, facilmente controllabile da
chi si voglia. Nel tragico
23 agosto, tutt' intorno al padule di Fucecchio si ripetono identiche le
stragi, di casolare in casolare; le vittime si
contano in centinaia.
Il fatto di Pratogrande è uno dei tanti episodi. Le
vittime, i feriti e i fortunatamente illesi, sono i seguenti:
Morti :
Emilia Pollastrini nei
Malfatti, di Antonio e di Santina Savio, nata ad Anzio il luglio 1900 ;
e i suoi figlioletti :
Evandro Malfatti di Guido,
nato a Massa Marittima (Grosseto) il 3
dicembre 1931 ;
Inghilesco Malfatti di Guido, nato a Massa Marittima il 5 maggio
1935 ; .
Sandra Nicole Settepassi di Aldo, nata a Firenze il 6 dicembre
1926 ;
Dina Barzali nei Guiducci fu Francesco, nata nel 1893 a San
Concordio (Lucca) ;
Giulia Barzali fu Francesco, nata nel 1897 a San Concordio;
Gianfranco Guiducci di Umberto e di Barzali Lina, nato l’11 maggio
1924 a Borgo a Baggiano ;
Maria Dina Paolettoni nei Bartolini, nata nel 1908 a Ponle
Buggianese ;
Guido Pagni fu Emilio, nato il 1° maggio 1885 ;
Giancarla Ferrini di N. N., nata nel marzo 1931;
Alberto Parenti di Fedele,
nato il 30 ottobre 1912 a Ponte Buggianese.
Feriti :
Elena Malfatti di Guido,
nata il 24 dicembre 1921 a
Massa Marittima :
Marcella Malfatti di Guido, nata il 4 febbraio 1928 ;
Dina Bartolini (sfollata da Livorno) domestica presso la famiglia
Malfatti.
Illesi :
Maria Grazia Guiducci di
Umberto ;
Dosolina Bartolini di
Natale.
COMUNE DI PONTE BUGGIANESE
ELENCO NOMINATIVO DELLE PERSONE UCCISE
NEI GIORNI 6 LUGLIO E 23 AGOSTO 1944 DA
MANO TEDESCA
Giorno 6 luglio1944 – in località "Fattoria „
Spadoni Agostino fu Emillo e fu Meucci Carolina nato a Ponte Buggianese il 4 ottobre 1871 - Residente a Ponte Buggianese,
Pinochi Celestino fu Giocondo e fu Benedetti Assunta, nato a
Ponte Buggianese l'8 novembre 1867
Residente a Ponte Buggianese;
Quiriconi Marino di Darlo Marsilio e di Scardigli Maria Oliva nato
a Ponte Buggianese il 26 giugno 1909 -
Residente a Ponte Buggianese ;
Lucchesini Narciso fu
Alessandro e fu Rosellini Domenica, nato a Ponte Buggianese il 17 Marzo 1883 .
Residente a Ponte Buggianese ;
Guelfi Narciso di Quintilio e di Cappelli Adele, nato ad
Altopascio il 17 Marzo 1883 -
Residente a Barga . Sfollato a Ponte Buggianese.
Giorno 23 Agosto 1944
- In località " Pratogrande „
Settepassi Sandra di Aldo e di Giuseppina Scognamiglio, nata a Firenze
il 6 dicembre 1926 - Residente a Firenze ;
Malfatti Evandro di Guido e di Pollastrini Emilia, nato a Massa
Marittima 11 3 dicembre 1931 . Residente a Grosseto ;
Malfatti Inghilesco di Guido e di Pollaslrini Emilia, nato a Massa
Marittima il 5 Maggio 1935 - Residente a Grosseto ;
Pollastrini Emilia fu
Antonio e di
Santina Savio, nata a Anzio (Roma) il 5 luglio 1900 - Residente a
Grosseto.
Guiducci Gianfranco di Umberto e di Barsali Lina, nato a Buggiano
l'11 maggio 1924 - Residente a Pieve a Nievole -
Barsali Lina fu Francesco e fu Boldrini Maria, nata a Lucca il 30
novembre 1893 - Residente a Pieve a Nievole ;
Barsali Giulia fu Francesco e fu Boldrini Maria, nata a Lucca il
4 ottobre 1897 - Residente a Pieve a
Nievole ;
Bendinelli Antonio fu Pasquale e di Benedetti Orsola, nato a Ponte
Buggianese il 17 gennaio 1904 - Residente a Ponte Buggianese ;
Cappelli Giuseppe fu Eugenio e fu Pucci Maria, nato a Ponte
Buggianese il 4 Maggio 1887 - Residente a Ponte Buggianese ;
Cecchi Domenico di Grazio e fu Bettaccini Emilia, nato a Ponte
Buggianese 1'8 dicembre 1887 - Residente a Ponte Buggianese;
Ferlini Giancarla di
N. N, nata a Ponte Buggianese il 14 Marzo 1931 - Residente a
Ponte Buggianese;
Pagni Guido fu Emilio e fu Sorini Maria, nato a Ponte Buggianese
il 1°
maggio 1885 -
Residente a Ponte
Buggianese; .
Paolettoni Maria Dina fu
Emilio e di Di Quirico Giulia, nata a Ponte Buggianese il 29 Aprile
1909 . Residente a Ponte
Buggianese;
Parenti Alberto di Fedele e di Pagni Armida, nato a Ponte
Buggianese il 30 ottobre 1912 - Residente a Ponte Buggianese ;
Quiriconi Ettore fu Emilio e fu Moschini Maddalena, nato a Ponte
Buggianese il 23 dicembre 1899 - Residente a Ponte Buggianese ;
Magrini Domenico di Guido e di Caletti Luisa, nato a Ponte
Buggianese il 23 luglio 1904 - Residente a Ponte Buggianese ;
Magrini Guido fu Virgilio e fu Cardelli Umiliana, nato a Ponte
Buggianese il 19 febbraio 1881 - Residente a Ponte Buggianese ;