COMUNE DI  PONTE BUGGIANESE

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NEL TRIGESIMO DELL'ECCIDIO PERPETRATO DAI

TEDESCHI IN LOCALITÀ "PRATOGRANDE,,  E "CAPANNONE,,,

 

 

 

 

 

 

 

 

23 SETTEMBRE 1944

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

  Ill.mo Sig. Sindaco,

 

     Il  sottoscritto,   Segretario   del   Comune  nonché  ufficiale  del R° Esercito, che non ha giurato al governo repubblicano, che per possibili i patrioti,  in possesso delle relazioni che  qui acclude, ritiene suo dovere, per sentito spirito di vera italianità, sottoporre alla S.  V.  Ill.ma per quei provvedimenti  che riterrà del caso, alcuni dei più salienti fatti che si sono svolti in questo territorio e che, a giudizio dello scrivente, sono ritenuti eccedenti ad azioni belliche, non provocali dalla popolazione, ma che, rivestono tutta la gravità di vili, crudeli misfatti che non hanno nessuna giustificazione per chi cinicamente li ha commessi, lieto  della  morie, delle sofferenze, delle stragi, dei saccheggiamenti, degli incendi e delle devastazioni che si è glorialo di infliggere per spirito di atavico vandalismo e di malvagia brutalità, a tutte le popolazioni inermi siano esse civili e rurali di questo  Comune che supinamente le hanno dovute subire per la continua minaccia armata.

    Queste popolazioni, annientate nel loro valori materiali e morali, nei loro intimi sentimenti familiari, defraudate del necessario alla vita,  nutrono  fiducia  che  in  questo momento di. riscossa

nazionale, Lei, Signor Sindaco, quale rappresentante del Comitato di Liberazione Nazionale di questa località, vorrà contribuire efficacemente onde lo stato miserrimo, in cui oggi versa tutto il popolo  italiano,  possa quanto  prima  avere la certezza di una equa riparazione e ritornare alle opere proficue di ricostruzione con tranquillità e piena fiducia.

     Sono i padri, le madri, le spose, le sorelle ed i teneri bimbi, orbati delle persone loro più care, che dalla S. V. Ill.ma invocano giustizia e punizione,

 

                                     il  Segretario  del  Comune

 

                                        f.to  Rag.  FABENI  FERMANDO

 

 Ponte Buggianese, li 18 Settembre 1944.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     Ai Morti del Pratogrande, del Capannone, di tutti i luoghi nostri ancor rossi di strage; ai feriti che sperimentarono  nelle  carni l'ira bieca del tedesco; ai parenti che sopravvissero e soffrirono nella perdita dei loro cari un dolore assai più amaro della,   morte  stessa ;  a  tutta  la nostra  gente  sana  ed onesta:  contadini, artigiani, operai che hanno ancora nell'animo il brivido di orrore per i giorni del servaggio odioso, siano  dedicate  queste brevi memorie di una crudeltà senza nome.

     Possano esse ricordare e documentare nei secoli come l' oppressione e la tirannide mai si discompagnano dal delitto e dall' ignominia ;  come  chi di  tale  tirannide  si  fece   alleato,  ha  sul  volto il segno di Caino che versò sangue fraterno; come chi ne divenne soldato, si trasformò fatalmente in abbietto assassino e fatalmente si macchiò delle  colpe più atroci contro le quali si alsano, vendicatrici, la condanna sicura di Dio e la maledizione,

                                      

 

 

                                      

                                                                                                            Prof. A. BENEDETTI

                                                                                                          Sindaco di Ponte Buggianese

 

 

 

 

Ponte Buggianese  23 Settembre 1944.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONVENTO DI COLLEVITI - PESCIA (PISTOIA)

                                                                                                23 Settembre 1944

 

 

     Con animo sereno, alieno da ogni risentimento e improntato a  verità,  redico  oggi,  nel  trigesimo  dell'eccidio perpetrato dai tedeschi  nel  Comune  di  Ponte  Buggianese,  una  relazione  che  forse servirà un giorno a dire un giudizio sulla nobiltà  d' animo dei soldati del 3° Reich e sull'abnegazione di alcuni,  che guidati  da sentimento di pietà o di solidarietà umana, seppero correre a portare alle vittime il loro possibile aiuto.

     Sono le dodici e trenta circa del 23 agosto del '44 quando mio fratello Giovanni, mutilato dal braccio sinistro per la resistenza opposta dai tedeschi il 9  settembre  1943,  mi  avvisa  che lo  zio  Magrini  Guido  e   forse  amene  il  nonno  sono  stati  uccisi dai tedeschi, che dal mattino seminano di lutti le zone del Pratogrande e del Capannone.

     Non ho un momento di esitazione e lascio il mio Convento col proposito di recarmi sul posto,  ove  ancora  è  in  furia  l'ira tedesca.

     Giunto poco sotto l' Anchione incontro il Commissario Prefettizio Dr. Giovanni Arrigoni, che in momenti tanto  tristi  regge  con vera nobiltà d' animo e sensi di amor patrio le sorti del mio comune di nascita. Mi invita a seguirlo. Lui viene dal Pratogrande. Ha visto le vittime. Di alcune ha annotato il nome. Tra esse, mi conferma, si trova il mio povero zio, il fratello del babbo. Di altri parenti, che ancora mancano all'appello, non  sa  dirmi  nulla.  E' abbattuto dal dolore e sfinito dalla stanchezza. Mi confida che è ancora digiuno e appena può reggersi in piedi.

     Ci rechiamo al Capannone nella strada che  porta al  padule: dietro la casa dei miei nonni scorgo due vittime.  Voglio recarmi sul posto, ma mi distoglie l' urlio dei soldati tedeschi, che scorgo non molto distanti sulla via che mena al Piaggione. Il  Commissario mi invita a ritirarmi presso il Curato  Don  Quinto Talini.  Ci  affacciamo sulla piazza nel momento stesso in cui vi fa irruzione  la compagnia tedesca.  Sono  belve assetate di sangue :  alcuni  cercano ansiosi la preda umana nelle case  lasciate spalancate ; altri  si  dirigono  verso  di  noi con  propositi  truci.   È  un  momento  decisivo. Misuro allora la portata del  pericolo.  La  morte  è  sospesa sul nostro capo.  Ci annunziamo  subito,  a  distanza,  col  frasario  tedesco. Ci permettono di avvicinarsi, ci guardano le carte. Siamo in regola e ci lasciano andare.  Il commissario tenta far comprendere loro che in quella zona non sono partigiani ma buoni e pacifici  lavoratori.  La  risposta  è  secca e non ammette repliche ; "Qui tutti  partigiani ! „

       Ci avviamo col cuore sospeso verso il  Ponte  lasciando alle  nostre spalle i tedeschi, col proposito di ottenere un lasciapassare  dal Comando tedesco. Ci fermiamo però presso mio zio, Poggetti Orlando, dal quale si era rifugiata parte della famiglia del mio povero   zio. Che dire loro? Quali notizie?  Tutti  o quasi tutti  piangono, mentre un tedesco, forse inconscio di tanta rovina  che grava su quei piccoli che mi chiedono  insistenti  notizie  del  nonno  e del babbo, mi sembra che sia tranquillo  e ride. Fuggo amareggiato  al  Pratogrande,  so che per la  medesima  strada  mi  precedono  il  Rev.do Signor Proposto, Don Giulio Tognarelli, il Dottor Baldi Amerigo ed il Segretario del Comune Rag. Fabeni Emilio Fernando.

      (Occorre qui ricordare che il comando tedesco del presidio di Ponte Buggianese, già interpellato dal Segretario  del  Comune e dal Dr. Baldi per la sepoltura dei  morti  e  per l'assistenza  ai feriti,  aveva  rifiutato  la  inumazione   al  Cimitero  e concesso,  di bontà sua! La medicazione ai feriti.

      Successivamente nuove insistenze furono fatte presso il  Maresciallo tedesco Alfonso Pitroch, per ottenere che il Dr, Baldi ed il  Segretario    Comunale   si    recassero   a   fare   la  constatazione  dei morti  ed  il  riconoscimento  delle  vittime,  e che il Rev.mo Don Giulio Tognarelli  potesse  recarsi a dare l'assoluzione alle salme. Nella discussione che ne seguì il Maresciallo Pitroch ebbe a dire al  Segretario  Comunale  che  mentre  nulla   ostava   ai   comando   tedesco affinché i suddetti si  recassero  nella zona,  non  riteneva, conforme alle leggi internazionali, necessaria l’assoluzione delle salme, essendo tali  morti  considerati  da  loro  tedeschi  " come banditi ! „.

 

      Avendo il Segretario insistito che la estrema assistenza religiosa veniva concessa anche agli assassini, il Pitroch si strinse  nelle spalle a significare che non dava  il  permesso  al  Sacerdote ma tollerava la sua presenza nella zona dell' eccidio).

      So che mio zio è stato ucciso e che mia nonna è salva.

Ancora di tre dei miei parenti non abbiamo notizie. Questo ci preoccupa perché sono circa le quattordici.

      Tale preoccupazione si traduce per me,  in pochi secondi  in triste realtà.                                                               

      Eccoli, nella fossa, mio cugino Domenico, di Guido, padre di tre figli. Scendo di bicicletta, mi accosto; Non e' è più speranza ! Lo guardo; porta numerose ferite sul petto, all' altezza delle spalle  ha la mano e l'avambraccio sinistro sciupati e su di esso comprime con la mano destra un fazzoletto. Mi è stato detto poi che l'  avevano   sentito   invocare   la   moglie   e   i   figli,   implorare   aiuto.

      Procedo col cuore in gola e alla distanza di pochi metri, per la strada  trasversale,  trovo mio zio  Guido.  La  pietà  di  alcuni  lo aveva tolto di mezzo alla strada e accomodato il meglio possibile all'ombra.

     Porta una ferita al collo. Mi è stato riferito che dopo averlo lasciato andare lo hanno colpito a tradimento.

     Pochi passi ancora e a una ventina di metri dalla strada scorgo   due morti. Voglio vedere : sono padre e figlio. L' uno trucidato  accanto all'altro. Il padre di 43 anni, il figlio  di  18.  Sono mio  cugino Magrini Giuseppe di Luigi e suo figlio Ivo. Il dolore mi toglie le lacrime.

     Compongo meglio che posso le salme e col Commissario procediamo per il podere Pratogrande. La troviamo il Sig  Proposto, il Dottore, ed il Segretario Comunale. Sono afflitti. In casa ci sono dieci morii, compresi un bambino di 9 anni e uno di  13. Tutti sono stati messi al muro  e  falciati  dalla  mitraglia   Hanno scampato la morie due signorine che ferite cadono a terra svenute.

     Facciamo un breve consiglio e decidiamo: il Sig. Proposto col  Dottore si recano, dopo aver visitate e benedette le salme dei capifamiglia Cecchi, Cappelli, Bendinelli,  nella  zona  del  Capannone mentre il Commissario, il Segretario ed io, rimaniamo per dare sepoltura alle vittime. Per divieto del comando tedesco non si possono portare al Cimitero ed è necessario toglierle dalle intemperie e dalle strade. Decidiamo :  Faremo un piccolo Cimitero nel campo del mio povero zio.  Sono  pochi uomini che lavorano  e parenti stretti degli uccisi. Sono presenti sfidando l'ira tedesca, che ancora la sentiamo imperversare vicina, con frequenti scariche di mitraglia, spinti e sorretti dalla pietà verso i loro morti.  Sono quattro uomini. Il  Segretario rimane con noi quasi scudo e difesa  di un pericolo che da un momento  all'altro  può  farsi  presente.

   Si inizia un lavoro sotto un sole che brucia e spossa  le  membra  già stanche, anche per l'oppressione spirituale in cui ci troviamo.

   La fossa è ultimata e si inizia il trasporto mesto, spoglio di pompa e di onori, credo ancor più che al fronte, in prima linea.  Io,  Sacerdote, benedico le salme, che poi avvolgiamo in un  lenzuolo  e  adagiamo sopra un carretto e un po’  di paglia. La solitudine che  ci  circonda  rende ancor più  triste  la  cerimonia.   Così   le   vittime  vengono ad una ad una trasportate al sollecitamente apprestato Cimitero di guerra. È un pianto intorno a noi e nel profondo del  nostro animo. Sono tutte persone che conoscevo fin da bambino, persone pacifiche, lavoratrici assidue, che davano  pane alla loro  famiglia, quelle che in quella sera vennero trasportate  al  piccolo,   umile cimitero e alle quali la barbarie ha tolto, non so perché, la vita. Si  odono  grida  disperate.   Ci   guardiamo  intorno;   la   in  un fosso, poco lontano da noi, una donna ha trovalo il fido ed amato compagno della sua vita. È Ettore Quiriconi. Il Segretario ne  prende i dati, poi ne trasportiamo le spoglie mortali, lacerate forse da fucile mitragliatore, alla sepoltura comune, due uomini  giungono portando, per il momento, al braccio le insegne della Croce Rossa.  La loro venuta  è  veramente  provvidenziale.  Ci sono da   trasportare al piccolo Cimitero i miei morti e gli uomini mancano. Due miei cugini che fino a quell'ora si sono prodigati in  quel  lavoro, Settimo, fratello del fu Giuseppe e suo nipote Bruno Magrini, non hanno la forza di avvicinarsi alle salme dei  nostri  cari e  si  ritirano.  Il  loro  animo  è  scosso  al  pari  del   mio.   C'è   il  Segretario che si presta.. Nella mia qualità di Sacerdote ho la  forza  di benedire le salme dei miei cari e di accompagnarle alla  sepoltura.  L'ora  si fa tarda e la paura di un ritorno dei tedeschi alle nostre menti più minacciosa.  Rimangono i morti del podere Pratogrande che saranno rimossi l'indomani mattina, presente ancora il   Segretario   e   il     Commissario,     veramente     ammirevoli     in     questi giorni tristi.

     Presso  mio padre  trovo  i  tre orfani di Magrini Domenico. Sanno già della loro triste rovina. Dalla  bocca della maggiore, Cesarina,  vengo  a  sapere  che  tutta  la famiglia del mio povero zio era stata già messa al muro e che solo le loro grida disperate  e alcune cartoline inviate dalla prigionia in Germania da mio cugino Gino li salvano. Quale misfatto avevano commesso ? È una domanda a cui ancora non sono stato capace di rispondere. Al mattino seguente, mi si dice che correva voce che i tedeschi cercavano espressamente la famiglia Magrini della Fattoria Gerini  e i contadini del Settepassi del podere Pratogrande.

     Come al Pratogrande anche al Capannone le vittime sono state composte religiosamente nei piccoli e improvvisati  Cimiteri.

     Ma il nostro animo non si da pace e cerchiamo tutte le vie per poterli associare al Cimitero Comunale. Il venerdì il comando tedesco lascia il nostro paese : Fino a quel momento il  permesso non era stato concesso. Approfittiamo della sua partenza e d' accordo col Commissario e il Segretario sollecito l' allestimento delle casse. Per loro benigna concessione il martedì  si  può  procedere all' esumazione.

     Sono presenti poche persone. I miei morti li trasportiamo a casa.  La sera, con la solennità permessa dalle circostanze,  è fatto il    trasporto   delle   vittime   a   mezzo   di   un   autocarro   che   il   Comune di  Pescia ha messo a nostra disposizione. Il trasporto è fatto senza il   concorso   della   gente,   per   non   eccitare  la  suscettibilità  tedesca ed evitare possibili incursioni aeree. Ma gli angloamericani sono forse già informati del trasporto di queste Vittime  della barbarie nazista  e  fascista : nel  cielo  otto  apparecchi  volteggiano,  forse portando il  loro estremo saluto ai  cari che ora riposano nella pace del Cimitero!

 

F.to Padre Primo (P. Egidio) Magrini

                                                                                                          Sacerdote Francescano

 

 

  Visto  IL  SINDACO

(Prof. Dot.  A.  Benedetti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNO DEI TANTI EPISODI DELLE BARBARIE TEDESCHE

 

LA TRAGEDIA DI PRATOGRANDE

 

 

 

 

      Nei casolari posti ai margini del vasto padule che da Fucecchio si estende fino a pochi  chilometri  da Montecatini e che da Fucecchio stesso prende nome, allevano trovato asilo moltissime famiglie di sfollali dalle città tormentate dalla guerra, assillate dalla fame e perseguitate dalle, “retate,, tedesche. Questa vasta zona  offriva  un  senso di maggiore  sicurezza  delle  altre  dato  che  era generale opinione che un esercito moderno, motorizzato, preferisse  percorrere nella sua avanzata le strade che dritte e sicure portano da sud a nord,  anziché ingolfarsi e impantanarsi  nella  melma e nelle canne di un padule.

 

     Sul margine ovest del padule, quasi di faccia a Monsummano si  erge  una  grossa costruzione ;  l' essiccatoio di tabacco  del  podere detto " Pratogrande „ di proprietà Settepassi. In  alcune stanze della  casa colonica, dello stesso essiccatoio, avevano trovato rifugio tre  famiglie di sfollati: il figlio del proprietario stesso Aldo Settepassi di Firenze con la figlia unica Sandra di anni  17 ed un loro amicoil  Signor  Guido   Malfatti   di   Massa   Marittima   (Grosseto)  con   la moglie Emilia Pollastrini, i figli Leonardo, Domenico, Elena, Marcella,  Evandro e  Inghilesco,  questi  ultimi  rispettivamente  di  13  e di  9 anni;  l'operaia  Umberto  Guiducci con la moglie  Lina Barzali la  cognata  Giulia  Barsali e i figli  Gianfranco e  Maria Grazia  rispettivamente di 20 e 17 anni.  In più, vi erano rimaste le due famiglie coloniche addette al fondo, Pagni e Bartolini

            La vita trascorreva abbastanza tranquilla, in rassegnata ma fiduciosa attesa degli eventi la cui imminenza si sentiva nell’aria.

     Ed ecco, improvvisa come la folgore, abbattersi la tragedia.

     La mano tedesca, ancora grondante del sangue di altri innocenti doveva abbattersi rapida, inumana su questo asilo di pace.

       Siamo al 21 agosto 1044: un tedesco è ferito da colpi di fucile  mentre  percorre,  su  un  autoblinda,   una strada  a  margine  del padule. Altri, giorni prima, sono stati fatti segni ad alcuni colpi. Partigiani che tirano nascosti nei canneti ? Forse.

      La rappresaglia, cieca e crudele, non si fa attendere. La mattina del 23 agosto, alle sei gli sfollati vengono destati dalla contadina Lina Bartolini : " fuggite „ essa grida " arrivano i tedeschi per prendere uomini „ In distanza si ode un confuso rumore di motore e le urla di alcuni comandi. Non c’è un minuto da perdere. Già altre volte la scena, si era ripetuta, sempre però senza conseguenze. Anche questa volta quindi gli uomini pensano di scappare verso il padule. Le donne, fino ad  allora sempre rispettate, restano a casa.

Gli sfollati escono silenziosi, carponi, da una botola che da  sul dietro dell'essiccatoio; appena fuori le prime scariche di mitragliatrici li cercano a caso, a raffiche, fra le canne. La, gravità del momento è subito intuita. Non si cercano uomini da portare  al lavoro, si fa un’azione di guerra  contro i partigiani.   Unica  via di salvezza sarebbe rompere il cerchio che si va sempre più stringendo attorno al padule, ma è impossibile. Internarsi si deve, verso il centro, difesi dalla natura stessa del terreno melmoso e dalla vastità  dei canneti. Il gruppo del fuggitivi si va sempre più assottigliando, cercando ognuno rifugi diversi.

II  contadino  Guido   Pagni,  nel  tentativo  di  tornare  verso  casa, reso sicuro dalla propria età, sessant’anni, è ucciso; verrà trovato la sera su  un' argine.

      Gli spari aumentano: ad un tratto si sentono  delle  grida di donne, di bambini, “Mamma”, mamma „ !  Ognuno crede di riconoscere una voce cara, un appello disperato. Che fare? tornare indietro.E' la morte sicura. "Forse staranno allontanando le donne dalla zona „ si pensa "o si da foco all’ essiccatoio”.  Col cuore stretto dall'angoscia, la marcia continua; i piedi scalzi, vengono lacerati dalle cannelle e nelle piccole ferite entra l'acqua melmosa, infetta. La mitraglia non  cessa un momento e i proiettili  passano  a  pochi  centimetri  dalle   teste.  A  un  tratto  una granata poi un'altra, esplodono sul canneto.

     I tedeschi hanno voltato i pezzi di artiglieria schierati di fronte  agli americani e scaricano la loro barbara rabbia a colpi di cannone. Il   contadino  Alberto   Parenti  che si  trovava  a  pochi   passi  da  Aldo Settepassi  è maciullato da una granata. Il Settepassi si salva buttandosi sott’acqua in un canale.  Tutto intorno al padule il fuoco continua ininterrotto: le ore passano lente, tragiche, nell'attesa della  morte  immediata e nell’attesa  della  sorte di chi è rimasto all’essiccatoio.  Il  sole   picchia,   asfissiante  sulle  teste  e  la  sete  comincia a tormentare. 

     Sono le due del pomeriggio. Un poco alla volta i tiri diminuiscono di intensità, riprendono, cessano del tutto. Che i tedeschi siano andati via? Il pensiero dei  propri cari spinge ad uscire da quell’inferno e tornare alle case. Aldo Settepassi e il colono Natale Bartolini arrivano, per primi, strisciando, a cinquanta metri dall’essiccatoio. Tutto è silenzio  Una contadina sola, quasi impietrita è sull’uscio  "Cosa  è successo,,?  Le si grida.  La  sua  voce rota dall’angoscia risuona sinistra in mezzo a quel silenzio ; "Sono tutti  morti,, !

 

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      Cosa è successo a Pratogrande?

      Mentre gli uomini fuggono verso il padule, le prime pattuglie tedesche, formate  da  uomini  espressamente  chiamati  dal  fronte dell’Arno,  arrivano ai  poderi.   Diversi  di  essi,  radunati  sull'aia dell’essiccatoio gridano  alle  persone  che  erano rimaste in casa : “Uscite!,, Tutti obbediscono, sfollati  e contadini coi bambini per mano.  Un ufficiale ordina loro di allinearsi contro il muro; chi non è rapido nel farlo vi viene spinto violentemente.

      Sono undici donne. Undici donne inermi dal 45 ai 13 anni appena svegliate dal sonno. Nulla sanno di partigiani, di guerra, di politica.  La loro vita è la famiglia, il  lavoro casalingo, l' amore per i propri cari. Insieme a loro  sono due bimbi di tredici e di nove anni.

     Undici inermi, due bambini e un ragazzo di venti anni che lavora per la Todt.

     La raffica parte ugualmente, micidiale, contro il gruppo Tutti  cadono, in massa, sull'aia. Ma non  tutti  sono  morti: la signora Emilia  Malfatti, che si trova  accanto a suo  figlio Inghilesco, di nove anni, e Evandro di tredici anni, crivellati da colpi, raccoglie le ultime energie e grida: "Assassini, assassini,,! Una nuova raffica,  bestiale,  la  finisce.  Ci  si  accanisce sui  caduti,  fino  all'ultimo. Elena  e  Marcella  Malfatti,  ferite,  si  fingono  morte e solo  così potranno salvarsi. Unica illesa è la Maria Grazia Guiducci, di 17  anni. "Ho pensato alla Madonna,,  racconta  dopo  "e non  sono stata colpita „.  Sandra  Settepassi di anni 17 è caduta  immediatamente, fulminata da  17 proiettili sul petto. La contadina Lina Bartolini  muore  dopo due ore di cosciente  agonia,  dissanguata. Gli altri tolto una bimba che riesce a fuggire  benché fatta segno a colpi di fuoco, e una donna gravemente ferita all'addome, sono tutti  morti,,.

 

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     Alla  casa  colonica  vicina  i soldati  tedeschi,  eroi  di  tanta gloria, bevono e mangiano frutta, sghignazzano. Ai primi che osano avvicinarsi  per  prestare soccorso ai feriti " oggi gran festa "  gridano, " gran festa „ !

 

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     Quanto descritto è la pura verità, facilmente controllabile da  chi si voglia.  Nel  tragico  23  agosto,  tutt' intorno  al  padule  di Fucecchio si ripetono identiche le stragi, di casolare in casolare; le vittime si  contano  in  centinaia.  Il fatto  di  Pratogrande è uno dei tanti episodi. Le vittime, i feriti e i fortunatamente illesi, sono i seguenti:

 

          Morti :

 

 Emilia Pollastrini nei Malfatti, di Antonio e di Santina Savio, nata ad Anzio il luglio 1900 ;

 

     e i suoi figlioletti :

 

 Evandro Malfatti di Guido, nato a Massa Marittima (Grosseto) il  3 dicembre 1931 ; 

Inghilesco Malfatti di Guido, nato a Massa Marittima il 5 maggio 1935 ;                       .                              

 

Sandra Nicole Settepassi di Aldo, nata a Firenze il 6 dicembre 1926 ;                                                      

 

 

Dina Barzali nei Guiducci fu Francesco, nata nel 1893 a San Concordio (Lucca) ;

 

Giulia Barzali fu Francesco, nata nel 1897 a San Concordio;

 

Gianfranco Guiducci di Umberto e di Barzali Lina, nato l’11 maggio 1924 a Borgo a Baggiano ;

 

Maria Dina Paolettoni nei Bartolini, nata nel 1908 a Ponle Buggianese ;

 

Guido Pagni fu Emilio, nato il 1° maggio 1885 ;

 

Giancarla Ferrini di N. N., nata nel marzo 1931;

 

Alberto Parenti di Fedele,  nato il 30 ottobre 1912 a Ponte Buggianese.

 

           Feriti :

 

Elena Malfatti di Guido,  nata il 24 dicembre  1921 a Massa  Marittima :

 

Marcella Malfatti di Guido, nata il 4 febbraio 1928 ;

 

Dina Bartolini (sfollata da Livorno) domestica presso la famiglia Malfatti.

 

           Illesi :

 

  Maria Grazia Guiducci di Umberto ;

 

  Dosolina Bartolini di Natale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMUNE DI PONTE BUGGIANESE

 

 

ELENCO NOMINATIVO DELLE PERSONE UCCISE

NEI GIORNI 6 LUGLIO E 23 AGOSTO 1944 DA MANO TEDESCA

 

 

      Giorno  6 luglio1944 – in località  "Fattoria „

 

Spadoni Agostino fu Emillo e fu Meucci Carolina  nato a Ponte  Buggianese il 4 ottobre 1871 - Residente a Ponte Buggianese,

 

Pinochi Celestino fu Giocondo e fu Benedetti Assunta, nato a Ponte  Buggianese l'8 novembre 1867 Residente a Ponte Buggianese;

 

Quiriconi Marino di Darlo Marsilio e di Scardigli Maria Oliva nato a Ponte Buggianese il 26 giugno  1909 - Residente a Ponte Buggianese ;

 

 Lucchesini Narciso fu Alessandro e fu Rosellini Domenica, nato a Ponte Buggianese il 17 Marzo  1883 .  Residente a Ponte Buggianese ;

 

Guelfi Narciso di Quintilio e di Cappelli Adele, nato ad Altopascio  il 17 Marzo 1883   -   Residente   a   Barga . Sfollato   a   Ponte Buggianese.

 

     Giorno 23 Agosto 1944 - In località " Pratogrande „

 

Settepassi Sandra di Aldo e di Giuseppina Scognamiglio, nata a Firenze il 6 dicembre 1926 - Residente a Firenze ;

 

Malfatti Evandro di Guido e di Pollastrini Emilia, nato a Massa Marittima 11 3 dicembre 1931 . Residente a Grosseto ;

 

Malfatti Inghilesco di Guido e di Pollaslrini Emilia, nato a Massa Marittima il 5 Maggio 1935 - Residente a Grosseto ;

 

Pollastrini  Emilia  fu  Antonio  e  di  Santina Savio, nata a Anzio (Roma) il 5 luglio 1900 - Residente a Grosseto.

 

Guiducci Gianfranco di Umberto e di Barsali Lina, nato a Buggiano l'11  maggio  1924 - Residente a Pieve a Nievole -

 

Barsali Lina fu Francesco e fu Boldrini Maria, nata a Lucca il 30 novembre 1893 - Residente a Pieve a Nievole ;

 

Barsali Giulia fu Francesco e fu Boldrini Maria, nata a Lucca il 4  ottobre 1897 - Residente a Pieve a Nievole ;

 

Bendinelli Antonio fu Pasquale e di Benedetti Orsola, nato a Ponte Buggianese il 17 gennaio 1904 - Residente a Ponte Buggianese ;

 

Cappelli Giuseppe fu Eugenio e fu Pucci Maria, nato a Ponte Buggianese il 4 Maggio 1887 - Residente a Ponte Buggianese ;

 

Cecchi Domenico di Grazio e fu Bettaccini Emilia, nato a Ponte Buggianese 1'8 dicembre 1887 - Residente a Ponte Buggianese;

 

Ferlini Giancarla di  N.  N, nata a Ponte  Buggianese il 14 Marzo 1931 - Residente a Ponte Buggianese;

 

Pagni Guido fu Emilio e fu Sorini Maria, nato a Ponte Buggianese il    maggio   1885   -   Residente   a   Ponte   Buggianese;       .

 

Paolettoni Maria  Dina  fu  Emilio e di Di Quirico Giulia, nata a Ponte  Buggianese il 29 Aprile  1909 . Residente a  Ponte Buggianese;

 

Parenti Alberto di Fedele e di Pagni Armida, nato a Ponte Buggianese il 30 ottobre 1912 - Residente a Ponte Buggianese ;

 

Quiriconi Ettore fu Emilio e fu Moschini Maddalena, nato a Ponte Buggianese il 23 dicembre 1899 - Residente a Ponte Buggianese ;

 

Magrini Domenico di Guido e di Caletti Luisa, nato a Ponte Buggianese il 23 luglio 1904 - Residente a Ponte Buggianese ;

 

Magrini Guido fu Virgilio e fu Cardelli Umiliana, nato a Ponte Buggianese il 19 febbraio 1881 - Residente a Ponte Buggianese ;